il Porto Antico di Gallipoli
Gallipoli ha sostanzialmente due porti, uno chiamato Porto Peschereccio o Antico, situato nei pressi della Fontana Greca a ridosso del Rivellino, e un Porto Mercantile che costeggia una parete della città vecchia di Gallipoli.
Il Porto Peschereccio, o Antico, è il porto di Gallipoli più vecchio. Si estende per circa 50 metri ed è usato per ormeggiare le Paranze dei pescatori gallipolini, i quali svolgono un’attività di pesca quasi interminabile per tutto l’arco dell’anno, e grazie al Mercato Ittico, commercializzano i prodotti pescati. [continua la lettura sul sito Galliponinelsalento ]
In una bella giornata di Ottobre gli amici di Photografika hanno ripreso delle immagini brillanti della lenta vita di questo Porto Antico, appena dietro alla Fontana Greca e Lecce360 ha realizzato la Visita Virtuale che potete sperimentare cliccando sull’immagine.
Read More »Campagna Salentina
La pianura Salentina (chiamato anche Piana Messapica o Tavoliere di Lecce) è un vasto e uniforme bassopiano del Salento compreso tra i rialti terrazzati delle Murge a nord e le Serre salentine a sud.
Si estende per gran parte del brindisino (piana brindisina), per tutta la parte settentrionale della provincia di Lecce, a nord della linea che grossomodo congiunge Gallipoli e Otranto, fino ad Avetrana e Manduria nel tarantino.
Nella sua zona mediana corre la strozzatura del cosiddetto “istmo messapico”, fra Porto Cesareo e l’antica Valesio, nei pressi di Torchiarolo.
Caratteristiche della pianura sono, oltre alla totale assenza di pendenze significative, i poderosi strati di terra rossa e l’assenza di corsi d’acqua di superficie. Il terreno carsico tuttavia presenta innumeroveli inghiottitoi (chiamate vore o capoventi), punti di richiamo delle piovane, che convogliono l’acqua nel sottosuolo alimentando veri e propri fiumi carsici. Solcano poi la superficie numerosi canali scavati per favorire il deflusso delle piovane negli inghiottitoi, e per evitare quindi la formazione di acquitrini.
La campagna presenta anche qui, come in tutto il Salento, vasti appezzamenti di vigneti e uliveti. Frequenti sono poi le masserie, alcune delle quali sono oggi recuparate in chiave agroturistica, e dimore sparse o ricoveri temporanei per i contadini, ormai spesso in stato di abbandono.
Fenomeno del tutto particolare sono infine i casini e le casine della villeggiatura agreste ottocentesca e novecentesca, caratteristici della zona immediatamente ad Ovest di Lecce, tra Novoli e San Donato (Valle della Cupa).
[Notizie prese da WIKIPEDIA]
Torre Chianca
Torre Chianca è una località balneare salentina, frazione di Lecce.
La località prende il nome dall’omonima Torre cinquecentesca fatta costruire dagli Spagnoli per difendere il Salento dagli attacchi dei pirati Saraceni. Nasce come discendente del vicino borgo di Case Simini, località del comune di Lecce appena più nell’entroterra.
Di particolare interesse naturalistico sono i bacini Idume e Fetida, dove crescono alghe characce e brasca pettinata. Qui si getta nel mare il fiume sotterraneo Idume. Lungo le sponde sono presenti fitti canneti, una “steppa salata” di Salicornia annuale e piante quali il narciso nostrale.
Nel mare a pochi metri di profondità sono ben visibili una serie di colonne di marmo cipollino risalenti al II secolo a.C
[Notizie tratte da WIKIPEDIA]
Pagghiara in agro di Frigole
Le maestose costruzioni trulliformi che punteggiano il paesaggio salentino sono tra le più sacre testimonianze della civiltà contadina. Isolate o in coppia, di forma conica o quadrata, la tecnica costruttiva a secco si è tramandata di padre in figlio, senza avvertire mai il fascino degli stili. Le costruzioni a secco (dette furni o pagghiàre) rappresentano l’ultima fase dell’evoluzione della capanna preistorica. All’inizio la capanna era realizzata solo con rami e frasche; poi seguì una fase in cui fu realizzato il perimetro in pietra e la copertura con tronchi e frasche, per approdare poi ad un’ultima fase con costruzioni interamente in pietra. E’ possibile distinguere due tipi di furni: i semplici ripari per la pioggia o la calura estiva e per depositare gli attrezzi agricoli; i furni grandi o pagghiare che fungevano anche da abitazione.
Nel primo caso la costruzione è semplice; le pietre vengono sistemate ad incastro formando delle circonferenze il cui raggio si restringe sempre più, fino a chiudere il trullo (truddhru) con una sola grande pietra (chiànca). Nel caso dei furni grandi, la tecnica costruttiva è più complessa; in questo caso vengono realizzate due murature, una interna e una esterna, che creano così un’intercapedine colmata poi con pietrame e terra. In questo caso veniva realizzata anche una scala esterna che portava al tetto, utilizzato per far essiccare al sole i prodotti della terra. L’ingresso ai furni è basso ed è l’unico elemento che ha maggiormente risentito di cambiamenti col passare del tempo; all’inizio si presentava con due elementi verticali come stipiti e uno orizzontale come architrave. Successivamente, quest’ultimo è stato sostituito prima da due blocchi monolitici che richiamano il triangolo di scarico e poi da un piccolo arco. [NOTIZIE TRATTE DA SALENTU.COM]




